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Paese

Dati Generali
Il paese di Torpè
È un centro agricolo della provincia di Nuoro. Il suo territorio, che comprende il complesso forestale Su Lidone e la foresta Usinavà, è attraversato dal Rio Posada. Il corso d’acqua si immette sul lago artificiale di “Cuccuru Ozastru? in cui converge una grande varietà di fauna acquatica. Abitato fin dal periodo preistorico, testimoniato da numerose domus de janas, Torpè nel Medioevo fece parte del Giudicato di Gallura e in seguito del Giudicato di Arborea. Dopo la battaglia di Sanluri (1409) passò agli Aragonesi e nel 1431 fu sottoposto alla giurisdizione feudale della Baronia di Posada fino all’abolizione dei feudi.
Il territorio di Torpè
Altitudine: 6/868 m
Superficie: 92,3 Kmq
Popolazione: 2719
Maschi: 1376 - Femmine: 1343
Numero di famiglie: 948
Densità di abitanti: 29,46 per Kmq
Farmacia: via Veneto, 2 - tel. 0784 829521
Guardia medica: via Nazionale, 113 - tel. 0784 854684
Carabinieri: via Rossini, 8 - tel. 0784 75622

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Storia

TORPÈ o TORPEHE, villaggio della Sardegna nella provincia di Nuoro, già inclusa nella curatoria di Montalbo, o Giudicato di Posada, che era compreso nel regno di Gallura.

La sua posizione geografica è nella longit. dal meridiano di Cagliari 0° 34', nella latit. 40° 37'.

Siede nella falda del monte Nurra, una delle colline, che si vedon sorgere presso i confini del monte Albo verso greco-tramontana sopra la valle del Giordano alla sinistra in distanza di un chilometro dal fiume, e come il terreno sollevasi quasi da tutte le parti, però non sente che di rimbalzo i venti, ma meno indirettamente degli altri il greco-levante, verso la qual parte discende la valle, e dove le eminenze sono meno notevoli.

Per le notate circostanze sentesi nell’estate gran caldo, poco freddo nell’inverno. Piove frequentemente nell’autunno, più nell’inverno, poco meno nella primavera. Sentesi però grande umidità, e si patisce della nebbia. I temporali non sono rari, e la gragnuola reca gravi danni ai seminati, alle vigne ed ai fruttiferi. La neve vedesi nei monti più elevati, ma è cosa straordinaria che copre le terre della valle.

L’area del paese e della gran valle in certe stagioni è poco salubre.

Il territorio di Torpè stendesi in una larghissima superficie, massime verso ponente-maestro, e potrebbe esso bastare ad una popolazione decupla di quella che vi è.

Esso è montuoso; ma non mancano larghi piani, e questi sono nella suddetta valle.

Le eminenze superiori sono nella regione settentrionale in là del fiume, e si possono indicare Monti-scempio, Monterosso (Monteruju), Monte-Luna (Cùcuru de Lunas), che copre l’abitato dagli aquiloni, dove in altri tempi frequentavano bande di uomini facinorosi, e si ricoveravano in una caverna.

Le fonti si trovano in ogni parte, e quelle dei monti danno acque buone.

Tra le più notevoli nomineremo la fonte dell’Elce (Funtana dess’Eliche), la cui vena apresi nelle parti più alte del Monte-Luna tra un bosco di lecci mescolati di quercie-sovero. Essa è di tanta copia, che forma un rivo, il quale, accresciuto passo passo da altre sorgive, scende nella valle prossima, ed entra nel canale comune. La fonte dell’Acqua-viva (Abba-ia), alle falde di Monteladu, si trova in un consimile bosco. La fonte del Moggio (dessu moju) sorge alle falde del monte dello stesso nome tra una boscaglia di elci, mirti, olivastri, e forma un rivolo. La fonte di s. Nicola, così detta per la chiesa vicina dedicata a tal santo, ora rovinata, mette fuori le sue acque tra piante annose di mirto, che riparano i venti e rendono deliziosissimo il sito. Presso la fonte Orettola, o Lochillà, concorrono e si congiungono i rigagnoli, discorrenti dalle pendici di Monteruju a quella parte. La fonte di san Giovanni è la più notevole delle vene del monte dello stesso nome.

Sono altri rivoli, ed in gran numero, i quali si versano nel fiume della gran valle da ambe le parti, e non importa di descrivere.

Nella valle le fonti danno spesso acque salmastri e pesanti, come è parimente quella che prendesi dai pozzi per i bisogni domestici. Per bevere attingesi dalla fonte pubblica, detta Su Putu, in distanza dall’abitato di pochi minuti.

Sono poi a indicare diverse paludi, ed a notare quella, che dicono di s. Martino, la quale trovasi alla parte di ponente a circa un chilometro dall’abitato, ed altra molto più propinqua, che appellano Paule de Idda (Palude di Villa). L’acqua non manca mai nè in una, nè in altra, sì che pare che sieno alimentate da nascoste sorgenti; ma perchè diminuisce e lascia intorno una larga gronda di terra fangosa, però si ha gran copia di miasmi, che passando tra le abitazioni infettano or uno or altro.

Nelle medesime sono in immensa generazione le mignatte, delle quali si fa gran raccolta da gente del paese e da forestieri.

La superficie complessiva delle medesima si è computata di circa 10 giornate.

In altri tempi erano le parti montuose di questo territorio rivestite di grandi vegetabili, ed erano più frequenti i lecci, i soveri, gli olivastri; poi il fuoco ed il ferro ha consumato grandissima parte di queste specie, e delle non poche altre che vi erano mescolate.

I cacciatori vi trovano cervi, mufioni, daini, cinghiali, lepri, martore, e nelle paludi e nel fiume varie specie di uccelli acquatici, ne’ piani le pernici ec.

Nel detto fiume trovansi anguille e trote. Dalle dette paludi oltre le mignatte si traggono anguille di tre o quattro chilogrammi.

Popolazione. Il comune di Torpè constava nell’anno 1848 di anime 798, distribuite in famiglie 228 e in case 209.

Distinguendole per l’età si trovano sotto li 5 anni maschi 48, femmine 34; sino ai 10 mas. 52, fem. 30; sino ai 20 mas. 75, fem. 70; sino ai 30 mas. 76, fem. 66; sino ai 40 mas. 60, fem. 56; sino ai 50 mas. 50, fem. 49; sino ai 60 mas. 40, fem. 31; sino ai 70 mas. 20, fem. 19; sino agli 80 mas. 4, fem. 2; sino ai 90 mas. 2, fem. 1.

Distinguendole poi per condizione domestica, si hanno: mas. scapoli 256, ammogliati 157, vedovi 21; fem. zitelle 160, maritate 156, vedove 48; totale mas. 434, fem. 364.

Il movimento della popolazione può rappresentarsi da’ seguenti numeri, nascite 30, morti 14, matrimoni 8.

Si verifica anche in questo paese ciò che abbiam notato sul paese di Lula, e si può dire della maggior parte delle popolazioni di questa provincia, che tra’ due sessi osservasi una notevole differenza, e il feminile è più scarso.

Questa popolazione è distribuita in quattro punti diversi:

1.˚ Nel luogo di Torpè, dove è il maggior gruppo della popolazione, la quale è delle famiglie antiche, che vi ebbero sempre stanza.

2.˚ Nel luogo detto Brunella, dove è una quindicina di famiglie, orionde di Buddusò, ma aggregate al comune ed alla parrocchia di Torpè.

3.˚ Nel luogo detto Talavà, dove è un altro gruppo di case abitate da famiglie provenienti pure dalla popolazione di Buddusò.

4.˚ Nel luogo detto Su Cossu, dove è stabilita una piccola colonia di famiglie Buddosoine.

Brunella è in una larga valle distante da Torpè ore tre di pedone, ha circa 13 case ed una popolazione di 55 anime, ed educa molto bestiame in vacche e capre, e gran copia di alveari.

Talavà, in distanza di ore 2 da Torpè, trovasi pari-mente in luogo di valle, ha da sei ad otto case, con una popolazione di circa 35 anime.

Su Cossu, in distanza di ora 4, ha più poche anime, tre sole case, sì che gli altri devono vivere in capanne costrutte di rami e frasche. Gli abitanti esercitano pure la pastorizia, ma sono meno agiati degli altri.

I torpeini sono gente vivace, animosa, sollazzevole, ed in altri tempi, e quando il paese era tranquillo, si ballava e cantava quasi tutti i giorni nel bel tempo, e dopo le fatiche dei giorni di messe.

Di costituzione fisica assai forte, patiscono però talvolta degli effetti della malaria, e delle troppo repentine variazioni della temperatura, soggiacendo alle febbri intermittenti, ed alle maligne, ed alle pleurisie.

Attende alla sanità de’ torpeini un flebotomo empiendo le parti di medico e di chirurgo. L’onorario suo consiste in una prestazione di imbuti 4 di grano, 4 d’orzo, 4 di fave, che ogni famiglia gli paga se il numero de’ suoi capi non sia più di tre; oltrepassando questo termine, si pagano imbuti 2 delle tre specie per ogni capo.

L’istruzione è stata finquì negletta, e nel paese non sono più di quindici che sappiano leggere e scrivere.

Alla scuola primaria non intervengono ordinariamente più di cinque fanciulli, e ciò per incuria de’ genitori, che credono inutile quella istruzione.

Le professioni principali sono l’agricoltura e la pastorizia, quindi ben pochi esercitano le arti delle quali si ha maggior bisogno.

Le donne si occupano in maggior numero nella tessitura delle tele, onde devesi comprare da’ galluresi non poco di panno forese, e da’ mercatanti viaggiatori que’ tessuti esteri, che servono per le persone di condizione agiata.

Agricoltura. La seminagione del grano si può computare di 200 starelli, quella dell’orzo di altrettanto, quella delle fave di 40, quella del lino di poco più, e di 25 tra’ diversi legumi.

Si semina pure nelle tre indicate regioni di Brunella, Talavà e Su Cossu in proporzione dei bisogni delle famiglie, ed anche di più per averne profitto con la vendita.

Le specie ortensi sono coltivate per quanto basti a’ bisogni delle famiglie, giacchè non avrebbero nessun utile da una più estesa coltivazione.

Le vigne occupano non più forse di 30 giornate, ed hanno frammiste molte specie di fruttiferi, i cui individui non sorpassano complessivamente i 4000 ceppi.

Se l’arte agraria fosse meglio conosciuta ed esercitata con diligenza potrebbe questo comune aver-ne gran vantaggio per la fertilità delle terre e per la vicinanza del littorale, dove si potrebbero mandare i frutti per il fiume, quando esso ha molte acque, e ne avrebbe, fuorchè nell’estate, assai d’una barca piatta.

Vegetando naturalmente in questo territorio gli olivastri, facilmente aumenterebbesi il lucro de’ coloni se li innestassero e fabbricassero olio; ma essi non si curano de’ maggiori profitti, e sono contenti se abbiano quello che è necessario ad una vita non troppo molle, che cotesta gente nè pur sa desiderare.

Pastorizia. In tanta estensione di territorio silvestre potrebbe aver pascolo una gran quantità di bestiame nelle solite specie, tuttavolta non è molto notevole il numero de’ capi.

Si potranno numerare vacche 400, capre 2500, pecore 4000, porci 1000.

Si fanno formaggi fini e ordinari, che vendonsi nell’isola ed all’estero.

Oltre le notate frazioni, o casali, dove principalmente si esercita la pastorizia, si possono indicare nel territorio di Torpè circa 60 stazi, grandi capanne o case, dove i pastori, che pretendono aver proprietà della circostante regione, tengono a pascolo le varie specie del bestiame, così come si fa nella Gallura e nelle prossime regioni di Oviddè e di Montenero. Le famiglie de’ pastori vi passano sei mesi, andandovi nel gennajo e ritornando al paese nel luglio. Finora però non restavano sempre fissi perchè, quando in una regione si faceva coltivazione essi dovean passare nell’altra, che si teneva a maggese, ed alternatamente mutavano stanza.

Essendo negli stazi le famiglie, gli uomini attendono a pascolare il bestiame ed a mungerlo, le donne a fare il formaggio, il butirro, la ricotta, ed alle faccende domestiche.

Intorno alle capanne si chiude un tratto di terreno per seminarvi orzo e fave ed alcune specie ortensi.

I pastori esercitano l’apicultura e ne’ pasti che danno agli ospiti non manca il favo di miele. È questo per essi un ramo di lucro, perchè se consumano il miele, vendono la cera. Con un poco più di cura potrebbero avere un profitto maggiore; ma i più neppur badano a stabilire i bugni per ricevervi gli sciami vaganti, che poi vanno a lavorare nelle cavità delle pietre o degli alberi vecchi.

Parrocchia. In un tempo, che noi non possiamo determinare, la parrocchia di Torpè cessava di avere il proprio paroco, e la cura spirituale de’ suoi abitanti era commessa al paroco di Posada. Si può immaginare che ciò avvenisse dopo che per alcuna delle mortifere pestilenze, che disertarono molte regioni dell’isola, ridotti a pochissimi i Torpeini, e mancando per lo scarsissimo frutto delle terre la congrua per il paroco, parve di non continuarne la nomina, e di annettere la parrocchia a quella di Posada, il cui rettore s’intitolò da ambedue i paesi.

Questo stato durò fino al 1772, e per tutto questo tempo fu in Torpè un sacerdote, che in sul principio ebbe il titolo di vice-paroco, e poi di vicario.

La presente chiesa parrocchiale è dedicata alla Regina degli Angeli, piuttosto bene architettata, e non mal fornita di sagri arredi. È notevole per iscultura il simulacro della titolare.

Questo tempio fu edificato dopo la ristorazione della parrocchia dal primo che si nominava al suo governo, come notasi nella iscrizione scolpita nella facciata, nella quale leggesi:

Hoc opus fieri fecit Rev. Antonius Fadda-Mamely. Bitten. Rector Torpeen. jussu Ill.mi et Rev.mi D.ni D.ori Petri Craveri Episc. Galtellinen. Anno 1793.

Tiene avanti di sè una gran piazza rettangolare con cinta di mura, onde scopresi intorno una bella prospettiva, e godesi la scena della valle del Moggio (dessu Moju).

Il paroco ha la sua casa, e l’ha pure il cappellano della parrocchia costrutta per cura del sacerdote Elia Sancio, che ebbe quell’officio.

Quando Torpè era sotto il paroco di Posada, le case parrocchiali erano abitate da alcune donne divote, le quali attendevano a que’ servigi, che poteano fare verso la stessa chiesa, massime per la nettezza del luogo e delle robe di lino, e per curare la lampada accesa avanti il Sacramento.

Resta la tradizione che nel sito della nuova parrocchia, dove era una piccola chiesa, abitassero monaci benedittini, chiamati frati di s. Maria dalla titolare, che era anche in quei tempi la stessa; e notasi che alla tradizione soccorrono monumenti antichi in prova che la chiesa, nella quale si facevano in tempo antico gli offici divini e parrocchiali, fosse quella di s. Nicolò, che ora vedesi nel confine dell’abitato, e serve per il camposanto.

Oltre la suddetta chiesa di s. Nicolò sono nell’abitato altre due chiese filiali, denominate una dalla SS. Vergine sotto la commemorazione della sua concezione, l’altra da s. Elena, dove si festeggia per cura de’ patroni delle medesime nel giorno proprio.

Nella campagna si trovano tre cappelle, una denominata dall’apostolo s. Andrea, lontana dal paese un’ora e mezzo di pedone, dove si fanno gli offici religiosi nel giorno festivo del titolare; la seconda da s. Antonio di Padova, a piccol tratto dal villaggio, dove si è cessato di festeggiare per la ricorrenza del suo titolare; la terza dalla Vergine del Rimedio, che, minacciando rovina, fu dissagrata. Ma la festa, che si soleva fare nella medesima, si fa nella chiesa parrocchiale a spese de’ patroni, come portano le tavole di fondazione. Noteremo poi anche la chiesa di s. Giovanni, e quella di s. Pietro.

Il rettore, che attualmente regge questa parrocchia, è il quinto dopo la ristaurazione, ed è come sono stati i suoi predecessori, il summenzionato Fadda-Mamely, dottore in ambe leggi, Farina, dottore in ambe leggi, Francesco Carta ed il rev. Pinna, nativo di Bitti.

Il parroco soleva avere ausiliari due vice-parrochi, ed altro coadiutore il cappellano della Vergine degli Angeli, la quale cappellania fu istituita dal sunnominato rettor Fadda, ed è dotata del reddito di ampli territori.

Alle feste popolari concorre gran gente da tutta la contrada di Posada, dalla vicina di Galtelli e Orosei, e da quelle di Oviddè e di Terranova, ed i torpeini esercitano con molta cortesia l’ospitalità, che poi si rende ad essi, essendo consuetudine che gli ospiti invitino gli ospiti. La gran ricreazione è nei balli, nelle improvvisazioni dei poeti e nella mensa.

Antichità. Nel territorio di Torpè si posson vedere cinque nuraghi, uno presso la chiesa antica di s. Gioanni in un largo piano a tre ore dal paese, la quale è in gran parte distrutta; il secondo presso le rovine del-l’antica cappella di s. Pietro, in distanza dal paese di un’ora; il terzo nella regione detta Tramontana, in mezzo ad un bosco di olivastri; il quarto nel luogo che si nomina Telibas anch’esso in mezzo agli olivastri ed a lentischi, distante circa ore due; il quinto in Pedrasrujas circondato da piante minori di olivastri, perchè in questa parte accadde già un incendio: è lontano da Torpè circa un’ora.

I più fra essi sono quasi totalmente disfatti. A piè del terzo è una fonte cristallina, dove i cacciatori si riposano, come pure fanno i pastori.

Mentre i sunnominati si trovano nelle regioni che sono alla sinistra della gran valle, non se ne può indicare alcuno all’altra parte; ma possono essermi ignoti.

La fonte di s. Gioanni, che abbiamo indicata, apri-vasi presso la detta chiesa tra un bosco di olivastri.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Torpè
16 gennaio: Sant'Antonio Abate, festa con il tradizionale falò in piazza, intorno al quale si balla, si canta e si degustano dolci tipici
22 maggio: Festa di Santa Rita
3° domenica di settembre: Festa della Beata Vergine Immacolata
8 settembre: Festa di Nostra Signora degli Angeli, rito religioso seguito da manifestazioni folcoloristiche, giochi e manifestazioni sportive
1°domenica ottobre: Festa di Santa Teresa